Radio CUBO Brionvega TS 502 Designer: Marco Zanuso e Richard Sapper.

Anno: 1962
Marca: BRIONVEGA
Modello: TS-502
Città: ITALIA

Brionvega TS-502 Radio Cubo

Radio.Cubo 50 Marco Zanuso e Richard Sapper Una rivisitazione di un oggetto cult del design italiano: la mitica Radio.Cubo TS 502 disegnata da Richard Sapper e Marco Zanuso.
Gli stessi materiali di allora. La lega metallica ZAMAK, le 6 lavorazioni successive, la scelta delle plastiche e dell’imballo, rendono prezioso l’oggetto. Un oggetto senza tempo, in grado di mantenere per altri 50 anni la sua funzione ed il suo posto nell’arredo della casa.

Cubo TS502
La radio disegnata da Marco Zanuso e Richard Sapper (1964).
Prima di tutto non è più la radio concepita come un mobile né come un soprammobile;
ma neppure è la radio “triste” stile hi-fi, pur essendo pensata e realizzata a più colori,
come radiolina portatile è composta da due scocche cubiche, a spigoli arrotondati,
incernierate in modo da aprire e chiudere l’apparecchio.
Un oggetto di vero design, che ha meritato di essere esposto nel Museo d’Arte
Moderna di New York.
Caratteristiche tecniche (dimensioni, peso, materiali)
La radio è composta da due scocche cubiche in plastica originariamente di colore
rosso-aranciato a spigoli arrotondati, incernierate in modo da aprire e chiudere
l’apparecchio. Da chiusa la radio appare come un parallelepipedo arrotondato. Quando
la radio è aperta, le due sezioni interne, in plastica nera, si uniscono posteriormente
grazie a una piccola calamita. È munito di quattro piedini posti sul fondo per
l’appoggio. Le due schede con gli stadi di alta frequenza sono comprese nella sezione
interna di destra, mentre la bassa frequenza e l’altoparlante magnetodinamico sono in
quella di sinistra. Nelle cerniere, dotate di apposita scanalatura, scorrono i cavi di
collegamento tra le due sezioni. Il baricentro dell’apparecchio si trova spostato rispetto
alla linea di giunzione e all’altezza della maniglia. All’interno è presente un circuito
supereterodina a diodi a cristallo e nove transistor. Commutatore di gamma a tastiera.
Sintonia separata Am ed FM. Scala di sintonia numerica semicircolare per la AM.
Sintonia automatica in FM. Sono presenti un’antenna AM incorporata fissa ed una FM
incorporata a stilo. Potenza di uscita 1 W col 10% distorsione. L’alimentazione è fornita
da sei batterie da 1,5 Volt. La versione moderna è dotata di un altoparlante da 4”, di
un amplificatore da 9+9W rms e di una cassa sigillata bass reflex, che permette di
riprodurre alla perfezione i suoni bassi profondi e potenti
Idea di progetto
L’idea dei designer era quella di integrare l’oggetto nell’ambiente domestico,
esibendolo e non nascondendolo, facendola divenire protagonista dell’ambiente: un
oggetto colorato e non più grigio, con una forma mai vista prima, una sintesi di
tecnologia in due gusci.[3] Frutto di una continua ricerca da parte dell’azienda sulla
sperimentazione di nuove forme ispirate ai moderni contesti d’uso, la ts 522 è
diventata presto in tutto il mondo sinonimo di radio portatile. Conosciuta da sempre
con il nome di “Cubo”, presenta un design accattivante. Non un oggetto statico e
autoreferenziale nato per mostrare la propria funzione come lo erano i prodotti di
elettronica dell’epoca, ma leggera, portatile e con un carattere giocoso e innovativa
anche nei materiali utilizzati.[4] L’ultima versione della mitica ts 522 dimostra come il
progetto iniziale sia ancora valido grazie a semplici aggiornamenti tecnologici. La vista
e le orecchie sono appagati dalla nuova TS522D+, in particolare il Bluetooth la rende
moderna e pronta al futuro.
Storia
Il cubo Brionvega ts522rc deriva dal precedente ricevitore TS502 disegnato da Marco
Zanuso e Richard Sapper nel 1964. Questo oggetto di design è stato via via aggiornato
per quanto riguarda la tecnologia, pur sempre mantenendo le medesime forme; con
gli anni, il cubo Brionvega è stato modificato e reso unico apportando ulteriori

Brionvega, quando gli elettrodomestici smisero di essere brutti: l’eredità di Ennio Brion e dei suoi dispositivi

 L’idea che un dispositivo tecnologico possa essere anche un bell’oggetto è diventata mainstream solo negli anni Duemila, con la Apple di Steve Jobs, ma nasce molto prima, nel nostro Paese e non in California. Mentre Adriano Olivetti applicava la stessa filosofia alle macchine da scrivere, Ennio Brion la portava dentro le case degli italiani attraverso radio e televisori. Oggetti che fino ad allora nessuno aveva immaginato potessero essere desiderabili ed esteticamente innovativi. Non è un caso che proprio il patron della Mela morsicata avesse indicato esplicitamente Brionvega come uno dei riferimenti fondamentali per la filosofia Apple: la pulizia formale, l’immediatezza d’uso, l’idea che un oggetto tecnologico dovesse dare piacere anche solo a guardarlo, tutto questo Brion lo aveva già praticato quarant’anni prima, con una radio e

Un televisore ,in una Milano che stava appena imparando a correre

 Brion, nato a Bassano del Grappa il 2 gennaio 1940 e scomparso il 25 marzo 2026, è stato uno dei pochi imprenditori capaci di cambiare il modo in cui guardiamo gli oggetti che abitano le nostre case. Radio, televisori, giradischi: nelle sue mani hanno smesso di essere strumenti anonimi e sono diventati qualcosa di più alto. Per capire quanto fosse radicale questo cambiamento, bisogna partire da ciò che c’era prima, quando l’elettronica di consumo obbediva alla logica di funzionare, durare, avere un prezzo accessibile. Radio e televisori erano oggetti chiusi, spesso scuri così da non attirare lo sguardo. L’estetica era ancella della tecnologia, con modelli che si ispiravano soprattutto alle scuole industriali tedesche e americane. Le origini –

 La storia di Brionvega inizia con una scommessa industriale: nel 1945, Giuseppe Brion, padre di Ennio, dopo esperienze in Phonola e Radiomarelli, fonda a Milano la società B.P.M. insieme all’ingegner Pajetta, avviando la produzione di componenti elettrici ed elettronici. Sono gli anni della ricostruzione, del boom economico alle porte, di una città che vuole tornare a correre. L’azienda evolve negli anni Cinquanta in Vega B.P. Radio, puntando su prodotti che combinano innovazione tecnologica e design. È un percorso graduale, fatto di acquisizioni e cambi di nome, finché non emerge l’identità definitiva: Brionvega. Un marchio che porta il Cognome del fondatore e il nome di una stella. Alla morte del padre, nel 1968, è Ennio a prendere le redini dell’azienda. Ha ventotto anni. La guiderà fino al 1992, trasformando quello che era un produttore di componenti elettronici in uno dei marchi di design più riconoscibili al mondo. La sua visione non si fermava al prodotto: curò l’immagine aziendale con il grafico Massimo Vignelli e affidò a Marco Zanuso il progetto della fabbrica di Asolo, concepita come esempio di architettura industriale integrata nel paesaggio circostante.

Gli anni Sessanta –

 Il contesto in cui Brionvega decolla è quello degli anni Sessanta, quando il design italiano guadagna 

 prestigio internazionale, contrastando il predominio del design scandinavo. L’Italia sceglie un’altra strada: materiali nuovi, forme audaci, colori che non si erano mai visti su un elettrodomestico. Le materie plastiche vengono valorizzate per le loro qualità come resistenza e varietà cromatica. Brion non si accontenta di produrre dispositivi efficienti, ma che bisogna avere un nuovo punto di vista. Così chiama progettisti come Marco Zanuso, Richard Sapper e i fratelli Castiglioni per ripensare tutto da capo.
 Le origini -La storia di Brionvega inizia con una scommessa industriale: nel 1945, Giuseppe Brion, padre di Ennio, dopo esperienze in Phonola e Radiomarelli, fonda a Milano la società B.P.M. insieme all’ingegner Pajetta, avviando la produzione di componenti elettrici ed elettronici. Sono gli anni della ricostruzione, del boom economico alle porte, di una città che vuole tornare a correre. L’azienda evolve negli anni Cinquanta in Vega B.P. Radio, puntando su prodotti che combinano innovazione tecnologica e design. È un percorso graduale, fatto di acquisizioni e cambi di nome, finché non emerge l’identità definitiva: Brionvega. Un marchio

che porta il cognome del fondatore e il nome di una stella


Alla morte del padre, nel 1968, è Ennio a prendere le redini dell’azienda. Ha ventotto anni. La guiderà fino al 1992, trasformando quello che era un produttore di componenti elettronici in uno dei marchi di design più riconoscibili al mondo. La sua visione non si fermava al prodotto: curò l’immagine aziendale con il grafico Massimo Vignelli e affidò a Marco Zanuso il progetto della fabbrica di Asolo, concepita come esempio di

Architettura industriale integrata nel paesaggioi circostante

Gli anni Sessanta –

  Il contesto in cui Brionvega decolla è quello degli anni Sessanta, quando il design italiano guadagna prestigio internazionale, contrastando il predominio del design scandinavo. L’Italia sceglie un’altra strada: materiali nuovi, forme audaci, colori che non si erano mai visti su un elettrodomestico. Le materie plastiche vengono valorizzate per le loro qualità come resistenza e varietà cromatica. Brion non si accontenta di produrre dispositivi efficienti, ma che bisogna avere un nuovo punto di vista. Così chiama progettisti come Marco Zanuso, Richard Sapper e i fratelli Castiglioni per ripensare tutto da capo.

Gli anni Settanta –

    l decennio successivo porta conferme e nuove sperimentazioni. Nel 1970, Brionvega ottiene il Compasso d’Oro alla produzione, un riconoscimento all’intera azienda, non a un singolo prodotto. Entra in scena Mario Bellini, il designer che firma una nuova generazione di oggetti dalle forme scultoree: il totem RR130, impianto stereo dalle linee modulari con un semplice volume cubico bianco che si apre per rivelare la radio, il giradischi e il modulo stereo. E ancora il televisore Volans, dal profilo triangolare e dalla silhouette quasi futuristica. Nel 1977 arriva la TS505, seconda evoluzione della Radio Cubo: una gamma più ampia di colori, una nuova antenna telescopica con snodo alla base e due prese jack laterali per l’alimentazione esterna e le cuffie. 

Gli anni Ottanta e Novanta –

 Con la nascita del gruppo Memphis, il design italiano si trasforma con oggetti dai colori vivaci e forme audaci. Brionvega non resta a guardare: Ettore Sottsass firma il televisore Memphis I nel 1980, rivestito in laminato plastico e prodotto in edizione limitata, icona di creatività e originalità. Negli anni Novanta, la collaborazione con Bellini porta a modelli come il Glass Cube (1992), rivestito su cinque lati con pannelli di vetro: spento si integra nell’ambiente, acceso rivela un’illuminazione spettacolare. E poi il Quadro 25″, che anticipa i futuri schermi piatti con altoparlanti nascosti sullo stesso piano del video e un’estetica di visione pura, priva di elementi superflui.

Il brand oggi –

 Il marchio esiste ancora, e quegli stessi oggetti vengono ancora prodotti. Non in serie, non per la grande distribuzione ma per chi li conosce, li vuole in casa sapendo bene cosa sono. La Radio Cubo, il Radiofonografo, il Totem vengono riproposti come “art products”, appunto come oggetti che parlano a un pubblico di appassionati di design e di vintage, ma anche a chi semplicemente ricorda quel televisore storto sul mobile del nonno e vuole ritrovare quella sensazione. Sono finiti al MoMA, ma prima erano nel salotto della famiglia italiana tipo. Chiunque abbia una certa età ricorda gli apparecchi della Brionvega come presenze familiari, prima che come icone del design. Il museo è arrivato dopo e qualche modo, non ha fatto altro che confermare quello che molti avevano già capito senza saperlo dire: la bellezza può stare anche in una radiolina in cui ascoltare le notizie o la propria canzone preferita.